Letters from the Electric Elders

Il laboratorio condotto da Alessandro Sciarroni circa un anno fa ha lasciato un segno nella città di Recanati. Gli Electric Elders che si erano incontrati sul palcoscenico del Teatro Persiani hanno continuato a frequentarsi e ci hanno chiesto di poter proseguire l’esperienza attraverso nuovi percorsi. Abbiamo così coinvolto la coreografa Helen Cerina che aveva già incontrato il progetto Transparent Boundaries a Salts Mill. Il gruppo ha iniziato a lavorare nel gennaio 2014 in un laboratorio dal titolo Nostro tempo presente che aveva come obiettivo l’indagine sull’oggi del corpo di ogni partecipante.

Lo scorso 18 maggio la performance finale: LETTERE.

Lettere è l’esito dell’incontro tra me detta la Coreografa e alcuni cittadini Recanatesi detti gli Electric Elders. La danza contemporanea è stato il nostro campo di incontro e, a volte, anche di scontro. L’ambizione era quella di raccontare il posto della storia nelle storie di ciascun elder ma la danza non può raccontare quello che la parola sa fare meglio, ciò che però il corpo sa esprimere è lo scorrere del tempo, gli umori, l’imbarazzo, la forza, la stanchezza, lo sbalordimento. Davanti ad un coro di gesti che tengono-battono-sbattono il tempo, i corpi scrivono lettere. A chi vengono scritte non ci è dato sapere ma ci è dato ammirarne i geroglifici incidere lo spazio con segni di storia vissuta e che immediatamente svaniscono.

Guarda il video | Look at the video HERE | QUI

 

 

The perfect form

Here you can find the result of the collaboration between the choreographer Giulio D’Anna (IT), photographer Cinzia Camela (IT), dancers Ann Dickie and Nicholas Minns (UK), textile artist Diana Harrison (UK) premiered in Wroclaw (PL) on February 2014.

The perfect form is a short movie inspired by “The perfect Human” by Jørgen Leth (1967), the making of the video has been created within the TRANSPARENT BOUNDARIES European project with the support of AMAT and UCA.
Part of original audio © from “The perfect Human” (1967) by Jørgen Leth.
Music: “I know you are but what am I”, all right reserved by Mogwai.

We hope you will enjoy it! https://vimeo.com/89407579

 

TRANSPARENT BOUNDARIES ALLA GALLERIA TKACKA DI WROCLAW (BRESLAVIA), POLONIA

In questa fase del progetto è in corso un’azione condivisa da UCA e AMAT in Polonia, in collaborazione con il partner associato polacco Tkacka Gallery (galleria che si occupa di Textile Art, situata nella città di Wroclaw).

La collaborazione nasce attorno al coinvolgimento di due artisti:

Diana Harrison: pluripremiata textile artist, specializzata nella creazione di arazzi, Diana Harrison ha esposto al Victoria and Albert Museum di Londra nell’ambito della mostra Quilts nel 2011.
Per la Galleria Tkacka, esibirà dei lavori che partono da una ricerca su raggi x e radiografie ossee, proprio quelle che le hanno rivelato di essere affetta da osteoporosi.
Il lavoro è un delicato intreccio decorativo di linee e buchi lavorato su materiali tessili attraverso il fuoco; si tratta di opere fragili, alcune delle quali prevedono anche degli strati cuciti a maglia oppure dei processi di colorazione e decolorazione tali da rivelare immagini di reticolato completamente nuove.

Giulio D’Anna: coreografo e danzatore italiano di 33 anni. All’età di 10 anni gli viene diagnosticata una scoliosi e per questo comincia a fare danza. Da quel momento non si è più fermato e la sua carriera è attualmente in grande ascesa soprattutto tra l’Italia e l’Olanda. Nel 2010 ha creato un lavoro per due performer, se stesso e suo padre, fisioterapista oggi sessantacinquenne senza alcuna esperienza di palcoscenico e affetto dal Parkinson. Questo lavoro, intitolato proprio “Parkin’ Son”, ha vinto il Premio Equilibrio Roma 2011 e gli ha consentito di approfondire le ricerche sui processi creativi a partire dal “limite” fisico.

Entrambi gli artisti, oltre a presentare i propri lavori, condurranno dei workshop dedicati ad over60: Harrison lavorerà nei giorni 30 e 31 gennaio proprio presso la Galleria, invitando i partecipanti a cucire e poi decostruire un proprio lavoro; D’Anna guiderà un workshop dal 28 al 31 gennaio, presso la Cultural House di via Stanislawska Dubois, aperto a tutti gli over 60enni che, pur senza esperienze di teatro e danza, siano interessati a scoprire di più di se stessi e degli altri attraverso il movimento (per la collaborazione al workshop in Polonia si ringrazia Simona Sala, Sineglossa).

Sempre nell’ambito di questa attività, Giulio D’Anna e Cinzia Camela hanno realizzato un cortometraggio in UK grazie al coinvolgimento dei danzatori Ann Dickie e Nicholas Minns (attualmente elders).

L’unione dei materiali di video danza e dei lavori di textile darà vita ad una mostra sorprendente che sarà inaugurata sabato 1 febbraio 2014 (vernissage ore 17) presso la Galleria Tkacka (Ul. Stare Jatki 19-22, 50-111 Wroclaw – www.gt.strefa.pl).

Transparent Boundaries è un progetto finanziato nell’ambito del programma Cultura 2007-2013 dell’Unione Europea ed ha la finalità di esplorare la visibilità degli anziani nell’Europa contemporanea, attraverso l’attivazione di vari dialoghi creativi, differenti a seconda dell’identità dei partner che ne guideranno l’implementazione (textile, performing arts, poesia, cibo e pesca).

Giulio D’Anna’s workshop in Wroclaw

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  • Days in Wroclaw. We met wonderful people here, Giulio D’Anna leaded a 4 days long workshop with such fantastic participants.

The day of the performance

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Do you want to know the Electric Elders?

Questa è la storia del laboratorio Electric Elder raccontata direttamente dai protagonisti. Vedrete il bellissimo Teatro Persiani di Recanati e i 12 avventurosi protagonisti tra i 58 ai 75 anni coinvolti dal coreografo Alessandro Sciarroni in una profonda e divertente riflessione sul ruolo dell’anziano nella contemporanea società europea.

Sei pronto per conoscerli?

This is the story of the workshop Electric Elder directly described by the protagonists. You’ll see the beautiful theatre of Recanati, 12 ELECTRIC ELDERS from 58 to 75 years old involved by the choreographer Alessandro Sciarroni in a funny and deep investigation concerning the role and the feelings of aged people in the contemporary Europe.

Are you ready to know them? Have a look at the video.

TRANSPARENT BOUNDARIES – ELECTRIC ELDER from plate@viva on Vimeo.

 

“ELDERS & CULTURES” experiences, glances and projects

ETÀ MATURA & CULTURE

esperienze, sguardi e progetti

Mia giovinezza.

Non t’ho perduta. Sei rimasta, in fondo

all’essere. Sei tu, ma un’altra sei:

senza fronda nè fior, senza il lucente

riso che avevi al tempo che non torna,

senza quel canto. Un’altra sei, più bella.

È il direttore di AMAT, Gilberto Santini, ad aprire i lavori del seminario “Età matura & culture” esperienze, sguardi e progetti presso il Teatro Persiani di Recanati nell’assolato pomeriggio del 15 aprile 2013. La giornata organizzata da AMAT nell’ambito del progetto europeo Transparent Boundaries, in collaborazione con la Regione Marche, il Consorzio Marche Spettacolo e il Comune di Recanati, ha raccolto le testimonianze di una pluralità di iniziative regionali, nazionali e internazionali dedicate alla terza età. Il convegno si apre con la poesia Mia giovinezza di Ada Negri, citata da Santini, i cui versi ben descrivono la tensione, la necessità di considerare la terza età da un nuovo punto di vista «pensiamo agli anziani come qualcosa lontano da noi, non ci sentiamo mai in movimento verso quello stato ma è sciocco non rivolgerci a loro, a chi ha semplicemente fatto più strada di noi; significherebbe rifiutare la memoria».

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Electric Elder: diario di un’esperienza

Esistono numerosissimi bandi e occasioni laboratoriali per gli under 35: la nostra società cerca di rivolgersi sempre più ai giovani, di coinvolgerli, di dar loro delle occasioni di espressione, di lavoro, di partecipazione. Allo stesso tempo, però, altri capisaldi della nostra collettività, come gli over 60, vengono messi da parte e rimangono in un limbo, fermi ad aspettare e capire quale sia il loro ruolo all’interno della comunità.

Muove da quest’ultima considerazione Electric Elder, un laboratorio condotto dal coreografo e performer Alessandro Sciarroni e dedicato alla terza età. Per una settimana – dal 7 al 15 aprile – 12 persone, tra i 58 e i 75 anni, si sono incontrate ogni giorno al Teatro Persiani di Recanati per confrontarsi e dialogare su questo tema, interessante ma anche molto scomodo e poco dibattuto. Electric Elder rientra in xsianixnoi 12/13 e nel progetto europeo Transparent Boundaries (letteralmente ‘confini trasparenti’) realizzato con il supporto del Programma Cultura dell’Unione Europea che esplora la visibilità degli anziani nell’Europa contemporanea attraverso l’attivazione di ‘dialoghi creativi’ curati da diversi partner: The University of the Creative Arts per la Gran Bretagna, capofila del progetto, insieme ad AMAT per l’Italia, Aalborg University per la Danimarca e Hellenic Regional Development Center per la Grecia. Per conoscere questi ‘confini trasparenti’ i vari partner si sono attivati in diverso modo, ognuno seguendo un proprio percorso. L’Amat ha deciso di partire dalla ricchezza del patrimonio culturale e teatrale della regione, chiedendo proprio al marchigiano Alessandro Sciarroni, uno dei più interessanti registi del panorama internazionale, di realizzare un laboratorio pensato per coloro che vivono la terza età.

Atmosfera e presentazioni

E allora che cosa significa avere 60 anni? E 70 e 80? Una domanda che non ha risposte semplici e a cui si legano, sulla scia dello stesso tema, altri infiniti quesiti, alimentati giorno dopo giorno all’interno di Electric Elder dai 12 partecipanti. Alessandro Sciarroni, dopo essersi presentato, introduce ai suoi allievi la figura di un’artista controversa: Marina Abramovic. Nel suo The artist is present, che ha avuto luogo al Moma di New York nel 2010, la performer serba è rimasta seduta immobile per sei giorni alla settimana, dall’apertura alla chiusura delle porte del museo, ospitando uno alla volta gli spettatori nella sedia postale di fronte; tutto questo per tre mesi. Due i fattori fondamentali di questa performance: la potenza dell’incontro tra persone e la difficoltà di fare qualcosa che si avvicini al niente in scena. Sciarroni parte proprio da queste due caratteristiche per impostare il laboratorio: il suo tentativo è infatti teso ad asciugare, tagliare, ridurre tutto quello che risulta artificioso, inutile. Electric Elder non ha niente a che fare con la finzione: l’accento è posto sulla persona. Al centro è l’essere umano con i suoi difetti, i suoi pregi, la sua verità: indagato in quanto persona reale. Sul tavolo la propria biografia, la propria esperienza. Non ci sono attori, ma persone. L’atmosfera è vivace, allegra, rilassata, contraddistinta da battute, punzecchiature, freddure. Si ride e si ride tantissimo: dopo tutto gli attori, come sottolineano gli stessi partecipanti, non fanno altro che prendersi i meriti, mentre se qualcosa va storto, la colpa è sicuramente del regista! Il coreografo-regista chiede ai suoi sottoposti di presentarsi, dare piccole indicazioni di sé, raccontarsi in poche parole: nome, età e qualche caratteristica. Emergono le loro nature, passioni e professioni, ma anche gli affetti presenti o passati. Alcuni rivelano la propria età in maniera criptica, costringendo chi li ascolta a fare i conti tra date, primavere e segni zodiacali. Dopo tutto il compito è anche quello di non rivelare troppo, calibrando gli elementi, approssimando, asciugando. Sciarroni suggerisce loro di neutralizzare la cadenza, prendere respiro tra un concetto e l’altro, lasciare al pubblico del tempo per pensare. Ecco allora Marisa, classe 1947, che dopo la pensione si è dovuta reinventare la propria vita con viaggi, corsi di inglese e pittura; Patrizia ha 61 anni, anche lei è pensionata ma non come si sarebbe immaginata quando aveva 30 anni, senza nipoti a cui leggere le favole; Annamaria non vuole rivelare la sua età e si dedica ancora al lavoro che in fondo le ha riempito la vita più che l’amore; Mariella, anni 63, ammette fiera in inglese “my pride is just my daughter”; l’amante di musica e ballo, Mauro, professore di inglese arrivato a un’età che è multiplo di 8; Fiorella, laureata in lingue ma casalinga per scelta, anni 59; il timido – ma poi rivelatosi tutt’altro! – Giuseppe che di anni ne ha 58 e che è da 3 mesi in pensione; Paolo, altro under 60 del gruppo, con due figli e un cane e che è “incazzato” – come afferma lui stesso – con questo governo ladro che gli ha scippato 40 anni di lavoro; la professoressa in pensione Simonetta, anni 62, che non capisce con quale sguardo la vedano i suoi due figli, che vivono all’estero e si preoccupano per lei; a Paola, di anni 59, non piace raccontarsi; il 62enne Roberto, eletto capoclasse del gruppo, è un lavoratore ancora attivo, che però si dimentica le cose, e a cui piace fare il nonno; la 69enne Ivana è di poche ma puntuali parole, soffre la condizione di invisibile in cui sente di essere piombata per colpa dell’età, ma si rivela una persona a cui piace ridere e stare in compagnia.

Chi è l’anziano?

Il laboratorio di Sciarroni è impostato sin dall’inizio su domande e discussioni che indagano argomenti che, in fondo, risultano essere tabù nella nostra società. Le conversazioni mettono in risalto i punti di vista di ciascuno, sollevano problematiche e alimentano il confronto soprattutto su ciò che li mette in difficoltà. «Perché dobbiamo parlare dell’anziano se noi non siamo anziani?» domanda cardine, su cui molto spesso si torna; una specie di disagio comune riferito innanzitutto alla parola stessa e allo statuto di “essere anziani” oggi. Non sono loro gli anziani, ma gli altri, coloro che stanno in ospizio, che vengono guardati dalle badanti, che non sono autosufficienti. E infatti, alla domanda di Sciarroni «quali sono le caratteristiche dell’anziano?», il risultato è una lista infinita di negatività: vive nel passato e non ha progetti per il futuro, non è più curioso del mondo che lo circonda, rifiuta tutto ciò che è nuovo, si lascia andare, non ci vede più, si ingrassa, ha la vescica debole, la memoria labile, ripete azioni e frasi, ha mancanza di volontà, si lamenta, è invisibile, ha un’espressione spenta, non ha una vita autonoma… Emerge in maniera dirompente come il rifiuto dello statuto di “anziano” sia antropologico, dettato dalla società in cui viviamo. Non percepiamo più l’anziano come aristocratico o saggio perché dotato di esperienza: «l’anzianità non è dettata dalla anagrafe, ma è un atteggiamento» secondo i partecipanti.

Incontri skype con partner europei

Si parla di terza età utilizzando i mezzi che solitamente sono propri delle più giovani età: ci si collega con la Grecia e la Gran Bretagna via skype, dando vita a teleconferenze che mettono in dialogo over 60enni appartenenti a culture diverse. Dall’Inghilterra due 80enni: Bob White, che di fare l’artista non ha mai smesso, e la neolaureata Dee Brien, che dopo anni e anni di peregrinazioni per il mondo ora vive in un piccolo paesino sul mare. Italiani e inglesi si vedono e si osservano attraverso una webcam, fanno ciao con la mano e sfoggiano allegri sorrisi. C’è una profonda tenerezza nelle loro voci che, tremanti e delicate, affrontano grandi temi, che riguardano indifferentemente tutti: riguardano l’essere umano. Bob e Dee affermano che l’anzianità oggi è diversa: una volta giovani e anziani si distinguevano negli abiti, c’era, in questi ultimi, una certa eleganza nel portamento; oggi, questa differenza si è persa e il confine tra uno status e l’altro è più ‘trasparente’ che opaco. Arriva dall’Inghilterra la domanda che mette gli italiani con le spalle al muro: «Quale è il vostro valore nella società italiana?». Una domanda spinosa da cui emerge, in tutte le sue contraddizioni sociali, una risposta qui condivisa che ridà dignità alla terza età: oggi, in Italia, gli anziani sono delle risorse, dei punti di riferimento per i giovani che non trovano lavoro, che sono costretti ad appoggiarsi ai genitori e a confidare nell’aiuto di coloro che sono arrivati al traguardo della terza età. Se da una parte l’anziano viene emarginato dalla società, dall’altra è fondamentale per l’esistenza stessa della comunità. Nel collegamento con la Grecia, con un signore in giacca e cravatta e un sorriso dolce, George Georgiadis, si ripiomba nella negatività, si toccano di nuovo argomenti scomodi e dolorosi, come la disperazione che dilaga e che ha portato a più di 2500 suicidi di persone over45 negli ultimi due anni; nella culla d’Europa mancano le basi per sopravvivere e ciò che si va perdendo per queste persone anziane è la dignità. La domanda entra come un pugno nello stomaco e genera visi scuri a cui seguono silenzi, mettendo in luce un malessere reale e difficoltà sociali.

Performance e conclusioni

Sono questi incontri, confronti e dialoghi a entrare nella performance finale: in fondo la bellezza di questo laboratorio risiede nella necessità di litigare, ridere, scherzare, parlare e riflettere intorno alla questione dell’anzianità. Davanti al pubblico vengono mostrate queste dinamiche, dato che la sera del 15 aprile Sciarroni rivolge ai suoi allievi delle domande che non sono state decise assieme a tavolino, proprio per non perdere la freschezza, la spontaneità e soprattutto quella verità che è alla base del percorso fatto insieme. Se si fossero fissati gli argomenti di discussione la naturalezza sarebbe andata perduta e il dialogo sarebbe risultato ingessato. Qui non c’è finzione. Le conversazioni sono vere. Sono vere anche quando si gioca a ruba-bandiera, si decidono le penitenze, si fa il tifo per la propria squadra, si balla liberamente, si sospende il gioco divertente per la domanda posta dalla Grecia sui suicidi…

Sciarroni è arrivato al laboratorio senza un disegno di spettacolo precostituito, voleva che fosse l’incontro con i 12 a dettargli il percorso da affrontare. E così è stato. «In fondo – afferma Sciarroni parlando con i suoi allievi l’ultimo giorno – la cosa che mi è piaciuta di più di questa esperienza è che siete indisciplinati e che vi rimbeccate continuamente tra di voi, che parlate gli uni sugli altri, affrontate discussioni con il cuore, contribuite ad alimentare le interessanti domande sorte dai collegamenti skype». Anche per i partecipanti del workshop è stata una bella sfida ed esperienza, come hanno sottolineato loro stessi: hanno stretto amicizia, hanno preso coscienza dei valori e delle possibilità, hanno condiviso idee, si sono sentiti più giovani – rispetto a Sciarroni che sembrava il più anziano di tutti data l’enorme pazienza!

Concludono dicendo che «essere se stessi è consolante e che in fondo vivere la vita è l’avventura più bella: dopo tutto non è così negativo invecchiare!». Si continua a progettare, a fare. L’uomo, in ogni suo attraversamento, è in fondo una macchina desiderante.

Carlotta Tringali